Non è ancora una nuova normativa, ma a Bruxelles è stato trovato un compromesso fra i ministri dei Paesi aderenti all’Unione Europea sullo scottante tema dei lavoratori distaccati all’estero. Il distacco, se la nuova normativa sarà approvata, sarà più costoso.
Tema che si lega a doppio filo al dumping salariale, ovvero concorrenza sleale sul costo del lavoro, di cui da tempo – dal 1996 quando fu approvata la direttiva Ue 96/71/CE sul “distacco dei lavoratori nell’ambito di una prestazione di servizi” – sono accusati i Paesi dell’Est Europa.
Nei quali vigono costi previdenziali e salariali molto più bassi rispetti alla parte economicamente più sviluppata del continente. Con il rischio di abbassare paghe e tutele anche nei paesi di “arrivo” dei distaccati.

Cosa prevede l’accordo

Nella notte di lunedì 23 ottobre 2017 i 28 ministri del Consiglio Lavoro, Politiche Sociali, Salute e Consumatori riunitosi a Lussemburgo hanno firmato l’accordo per riformare la materia. Hanno votato contro Polonia, Lituania, Lettonia e Ungheria. Gran Bretagna, Irlanda e Croazia si sono astenute e gli altri 21 Paesi hanno votato a favore. L’accordo ora dovrà essere approvato dal Parlamento europeo per entrare in vigore.

…Continua a leggere…