“The Rise of the Creative Class” uscì nel 2002 e rappresentò il saggio fondamentale che teorizzò l’ascesa dei mestieri creativi – ricerca, moda, arte, comunicazione, tecnologia – come volano per la rigenerazione urbana e lo sviluppo economico. Il suo autore, il sociologo Richard Florida, divenne il guru delle città creative. Quelle in grado, grazie a opportunità, servizi, frizzante vita culturale e sociale, apertura alle nuove tendenze globali, di attrarre i cervelli più brillanti. Dopo il tramonto della centralità della fabbrica e della manifattura, in gran parte delocalizzata, era l’economia creativa la nuova frontiera per l’economia occidentale.
Quindici anni dopo, Richard Florida sembra rimangiarsi tutto: «L’unica strada per ridurre la disuguaglianza e ricostruire la classe media è migliorare le condizioni di 65 milioni di lavoratori dei servizi» scrive oggi. Il suo nuovo saggio “The New Urban Crisis” (2017) ha per sottotitolo «come le nostre città stanno incrementando la disuguaglianza, approfondendo la segregazione e facendo fallire la classe media – e che cosa possiamo fare per impedirlo» e ha scatenato il dibattito negli Stati Uniti.

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